UNA STORIA COMUNE n.2
HWAN HEE JUN


Q.Come stai?
«bene»

Q.Come stai passando il tempo?
«Stando a casa a causa del covid»

Q.Allora, puoi presenarti ai nostri lettori?
« Salve sono Hwanhee Jeon e vivo a Tokyo. Al momento, sto lavorando come in-house designer per una rivista di moda giapponese. Sono responsabile del design di tutti e 4 i brand appartenenti a quest’azienda

Q. Ah, sei una persona molto talentuosa?
« No assolutamente, per questo motivo ero indecisa sul partecipare o no a quest’intervista. In verità anche adesso non mi sento all’altezza. Ho dei dubbi sul fatto che qualcuno leggerà o troverà divertente quest’intervista. In passato avrei detto “che figata, voglio essere intervistata!” ma ora che ho un po’ di esperienze lavorative alle spalle, non penso di essere così speciale.»

Q. In passato pensavi di essere speciale?
« In realtà anche in passato non pensavo di essere così speciale ma ho sempre cercato di vivere con personalità e cercare di dare all’occhio percorrendo strade che altri non percorrono. Adesso però mi chiedo se sia giusto vivere in questo modo. “Non è che sto solo esagerando?” Riflettendo se sia il periodo giusto per essere alternativa e che forse non dovrei strafare.»





Q. Perché sei andata in Giappone?

« Ogni volta che devo prendere una decisione, vado al cesso per cagare. Finita l’esposizione di laurea, stavo cagando a casa mia e all’improvviso mi è venuta voglia di cercare opportunità di vacanza-lavoro in Giappone. Vedendo che c’era una sola occasione con deadline per la prenotazione fissata solo tra una settimana, mi sono convinta ad andarci e sono partita.»

Q. Perché sei partita così all’improvviso?
« Volevo fuggire in un altro paese perché non avevo il coraggio di fare bene in Corea. L’estero, anche senza niente di particolare, mi sembrava affascinante. In Corea, non ero sicura di poter essere presa in un’azienda di design eccitante. Per questo motivo, non appena vista l'opportunità mi sono subito prenotata per poi partire.»

Q. E perché proprio il Giappone?
« In realtà non ho mai avuto un forte desiderio di andare in Giappone. Mi piaceva leggere i manga ma non ero molto interessata al paese in sé né lo conoscevo bene. Il motivo principale è stato il fatto che é un paese vicino. Pur essendo all’estero, nel caso avessi voluto fuggire sapevo di poter tornare subito in Corea. Se devo proprio aggiungere un’altra motivazione è il fatto che non ho avuto problemi o malattie sulla pelle durante i viaggi in Giappone, cosa che non è successo ad esempio quando sono stata in Costarica nel Sud America (primo viaggio all’estero tra l’altro), motivo per cui per un certo periodo ho avuto paura di uscire dalla Corea, proprio per il problema alla pelle.»

Q. Qual è la prima cosa che ti ricordi quando sei venuta in Giappone?
« Molti ricordi mi vengono in mente. Non so se sia opportuno dirlo ma il primo lavoro che ho fatto in Giappone è stato quello di editing dei corpi delle modelle per una rivista per adulti. Questo è uno dei ricordi più vividi. Ah, mi è molto speciale anche il primo incontro con Tatsuro in un appartamento condiviso in Giappone.»

Q. Chi è Tatsuro?
« È il mio ragazzo giapponese. Molto carino, fin dal primo istante in cui l’ho visto ho pensato solo una cosa: voglio farlo tutto mio. Con impegno e tante preghiere sono riuscito ad ottenerlo tra le mie mani. Per circa 6 mesi è stato il protagonista del mio diario.»

Tatsuro: « Salve, Quanto tempo. »



[è la prima volta che ci vediamo ndr.]

« Tatsuro: Piacere di conoscerti, sono Tatsuro.»

« Così ho adoperato una personale tattica di rimorchio per Tatsuro… Ho iniziato a fare kickboxing con lui nella palestra che frequentava. Volevo mostrare un fascino diverso dalle ragazze giapponesi.»

Q. Wow, vedo che sei una ragazza molto attiva e piena di iniziative. Pratichi altri sport oltre la kickbox?
« Oltre alla kickboxing, ho praticato anche jujitsu e arrampicata su roccia. Mi piace molto cimentarmi in attività nuove e sono anche molto brava agli inizi. Per continuare a sentire questa sensazione di narcisismo, continuo a cambiare disciplina e iniziare nuove cose. Ma col passare del tempo finisco col fermarmi al livello degli altri. Sono dipendente dall’atto di iniziare.»

Q.3 Avendo vissuto 3 anni in Giappone, la vita fin qui è come te la sei immaginata?
« Inaspettatamente, i piani generali sono come li avevo previsti. Ho sempre progettato questo: durante la vacanza studio mi sarei divertita, e poi ottenuto il visto di lavoro avrei iniziato a lavorare. Pensavo che avrei potuto trovare lavoro facilmente. Per fortuna, anche se tutti mi dicevano che senzaun periodo di stage non mi avrebbero dato mai il visto di lavoro, sono riuscita a trovare un’azienda che ha avuto fiducia in me e mi ha fatto lavorare da subito. Ovviamente, ho avuto le mie difficoltà nel gestire i vari momenti della mia vita in Giappone, ma i piani principali come la rivista di moda, il lavoro da designer, la volontà di trovarmi un ragazzo giapponese; questi sono andati a segno come da progetto iniziale. Anche per questo motivo, ora ritengo di essere in grado di vivere in un altro paese estero che non sia il Giappone.»



Q. Puoi dirmi insegnamenti preziosi che hai ottenuto in Giappone?
« Ho due risposte. La prima è la capacità di vivere in autonomia, una cosa legata più all’inesorabile avanzare  dell’età piuttosto che l’esperienza in Giappone. Prima, avevo idee molto vaghe sul concetto di lavoro, adesso riesco ad organizzarmi in modo più preciso per definire a priori la fonte del guadagno. Ingenuamente, pensavo che quando sarei diventata adulta i soldi sarebbero entrati in modo automatico. Poi, ho capito anche quali sono le varie sfide e processi per avere successo come designer. Legato alla vita in Giappone, direi il mio Tatsuro?»


Q. Al contrario, qualcosa che hai perso, dovendo vivere lontano dalla tua patria?
« Il tempo trascorso con gli amici e con la famiglia. Per il fatto che sono l’ultima arrivata in famiglia, ho una differenza di età con i miei piuttosto grande. Per questo motivo, anche un anno vale molto per me. È molto difficile formare ricordi insieme, e con l’avvento del COVID, faccio numerose riflessioni riguardo al tempo in famiglia. Inoltre, mi vengo a dire, ma devo continuare a vivere così sacrificando il tempo con la mia famiglia? Lo stesso discorso vale anche con i miei amici con cui mi trovo meglio e che mi confortano. Anche tu (rivolto all’intervistatore) lo sai vero?»






Q. Già, afferrare entrambi i desideri è difficile. Non vuoi tornare in Corea?

« Hmm.. No non voglio tornare in Corea. Come ho già detto, ho il desiderio di andarci ma solo per vedere la famiglia o partecipare ad occasioni importanti con amici e famigliari. Ancora non ho progetti sul fatto di rimanere fissa in Corea. Non è ancora il momento, poiché in un lontano futuro in cui ritornerò voglio lavorare come designer freelancer indipendente. Ovvio che potrei mettermi alla prova anche in Corea ed imparare risolvendo le numerose sfide che ci sono, ma l’organizzazione che puoi imparare in un’azienda, la capacità di strappare contatti di lavoro, le tattiche di avvicinamento, tutti questi sono elementi che vorrei imparare al meglio prima di tornare in Corea. Rivedendo la mia età penso di avere ancora 5 anni. Sono ancora giovane, dai.»

Q. Giusto. Dato che siamo coreani, è naturale pensare che la nostra destinazione finale sarà la Corea.
« Sì. Sto compiendo un viaggio e alla fine sono certa che questo terminerà con destinazione Corea.»

Q. Hai notato un aumento di fiducia su te stessa vivendo in Giappone?
« Che sia in Giappone o in Corea penso di essere rimasta la stessa su questo punto di vista. Se avessi iniziato a lavorare in Corea, immagino che non sarei riuscita a sopportare le varie difficoltà che ci sono per chi è alla prima esperienza. All’estero, puoi dirti ah sono in difficoltà anche per il fatto che sono all’estero, trovando un ulteriore giustificazione per continuare a resistere. Inoltre, la mancanza di fiducia derivante dal fatto di essere in terra straniera, è risultata spesso un grosso ostacolo. Per esempio, quando ho lavorato part-time in un negozio di vestiti, non ero pratica con il giapponese e non riuscivo ad avvicinarmi facilmente ai clienti. Anche a lavoro, mi ritrovo spesso a non esprimere appieno la mia opinione. Anche adesso manco di fiducia. Dentro la mia testa, ho mille progetti, vivere con fiducia in modo cazzuto e provare questo e quello. Però nella realtà mi pongo dei freni, e non mi viene facile fare determinate cose. »

Q. Comunque io penso che tu continui a metterti in gioco e sei intraprendente, pensando a Tatsuro o anche al lavoro.
« Mettermi in gioco, sfidarmi mi viene facile quando sono all’inizio. Se inizio a pensare non mi viene in mente di fare niente e quindi eseguo e basta. Anche nell’azienda per cui sto lavorando adesso ho fatto application senza pensarci troppo.»

Q. Cosa intendi per senza pensarci troppo?

« Allora, ho mandato il portfolio per posta.Poi ho fatto una serie di richieste: sceglietemi anche se sono straniera; non posso iniziare da stagista; ho fiducia nelle mie capacità da designer quindi fidatevi e sceglietemi; voglio continuare a crescere e se mi scegliete non ve ne pentirete. Alla fine si sono convinti e mi hanno assunto. Ho sentito che è una cosa abbastanza rara iniziare a lavorare così in Giappone. Grazie al cielo era un’azienda in cui volevo veramente lavorare.»

Q. Wow, avevi un sogno e l’hai realizzato.
« Ho fatto semplicemente un passo in avanti. Ho imparato molto. Ma allo stesso devo continuare per la mia strada.»


Q. Cosa significa? Allora qual è il tuo sogno di adesso?
« Dimettermi.»

Q. Ok..Allora cosa sogni di fare dopo le dimissioni?
« Detto in modo figo, creare la mia azienda. In realtà lavorare come freelancer. Vorrei fare anche branding, provare con video 3D o anche animazioni. In sintesi, diventare una designer in grado di destreggiarsi in tutti i campi del design. Questo prima di raggiungere i 30 anni. Vorrei creare uno studio con circa 10 assistenti.»




Q. Uno studio con 10 assistenti? Vedo che hai una sincera passione per il design. Hai sognato dall'inizio di diventare designer?
« In realtà no. Ma da quale periodo dovrei iniziare per spiegare il “dall’inizio”? All’inizio volevo lavorare nel Centro di Indagini Scientifiche Nazionale. Sezione Droga. Poi all’improvviso ho voluto scrivere libri, perché avevo vinto il primo premio in un concorso di romanzi fantasy. Avevo l’obbiettivo di scrivere un libro che indagasse a fondo la psicologia dei personaggi. Creare un libro che potesse indagare a fondo sulle persone e poi mi è nata la passione per il design. Per questo, ho studiato psicologia e design all'università. Purtroppo scrivere libri non è facile e spesso mi bloccavo. Cosį alla fine mi sono dedicata interamente al design.»

Q. Primo premio in un concorso per romanzi fantasy? Spiegami meglio.
« Il tema del concorso era il cyber-love. Avevo tanto tempo da spendere durante il tragitto per ritornare a casa con l’inizio delle vacanze. Così sul percorso casa-scuola, per circa 8 ore mi sono messa a scrivere questo romanzo fantasy sull’amore virtuale. Ho vinto il primo premio vincendo anche tre libri su Starcraft e 50.000 won [35euro ndr.].»


Q. Tu continui a dire di essere una persona comune e di non avere fiducia. In verità so che hai fatto diverse attività interessanti come tatuaggi o graffiti.
« Ma adesso non faccio niente. Da piccola, volevo essere speciale e continuavo ad essere attratta dalle cose che hai citato. Fare le cose che vuoi appena puoi è un elemento che ti rende speciale. Ma adesso che ho qualche anno in più, anche se vorrei continuare a farle, non posso più. All’epoca mi ero presa un periodo sabbatico dall'università, e preso in affitto una sorta di dormitorio affianco ad una discoteca a Hongdae, vivevo mangiando solo funghi o banchan (semplici contorni che accompagnano il riso). Questo stile di vita mi ha dato il grande dono della diarrea ma ho potuto continuare a imparare graffiti, motion graphic, tatuaggi e scattare foto.»

Q. Anche da giovane eri molto affascinante direi. È tutto un altro discorso ma posso chiederti il significato del tatuaggio?
« Non mi piace molto visto che l’ho disegnato quando ero troppo giovane, ma significa molto per me perché essendo il mio primo tatuaggio racchiude la vivacità e l'ingenuità degli inizi. Io sono cristiana. Quindi, volevo attribuire il significato di creare opere che muovano il cuore ispirate da Dio. L’ho disegnato quando avevo 23 anni, con un cuore molto innocente direi.»




Q. Continui a parlare del passato come se fossero trascorsi tanti anni. Non sei comunque giovane? Pensi di essere invecchiata?
« No, no sono ancora giovane. Ma adesso penso di avere standard più alti. All’epoca, non sapevo neanche di essere inesperta e quindi lo facevo e basta. Adesso però ho paura. Paura che non esca un risultato di qualità. Perché so di non avere le tecniche giuste per riprodurre al meglio i vari progetti di alta qualità che tengo in mente. Per risolvere questo comunque sto continuando ad impegnarmi. Forse potrei dire che sono diventata più avida… Lavorando direttamente sul campo e vedendo le opere degli altri ho capito di non avere le stesse capacità di gente più talentosa.»

Q. Mi pare di capire che piuttosto che fare un lavoro imperfetto preferisci non iniziare proprio.
« Giusto. Un hobby posso iniziarlo facilmente, ma se penso al lavoro non riesco a pensarla allo stesso modo. Per questo motivo, anche il mio portfolio è fermo dal 2017.»



Q. Mi sembra ironico il fatto che non appena hai deciso definitivamente di diventare designer, fare design ti sia diventato più difficile.
« Per due anni ho avuto paura di osservare direttamente il mio livello, la mia faccia cruda e per questo ho avuto difficoltà nel realizzare opere personali. Trascorrendo 2 anni così, però sento che la voglia di tornare a creare stia ritornando.»

Q. Allora c’è un’opera a cui ti stai dedicando?
« Sì. C’è una mia amica che ha fatto una fatica da cani trasferendosi in un posto più lontano del Giappone partendo dalla Corea. È un’amica con cui mi intendo quasi perfettamente per senso dell’humour o personalità, e condividendo diverse ispirazioni, ho trovato un concept piuttosto interessante. Sto creando l’ambiente in cui si posizionerà quest’opera, impegnandomi insieme a quell’amica sulla parte di visual art directing per il momento.»

Q. Sono diventata curiosa anche della tua amica. « Ok. Guardando lei davvero non mi preoccupo. Trasferitasi completamente da sola ha realizzato tutto il possibile. L’anno scorso è ritornata in Corea e ha continuato a lottare con passione ed ora sta continuando per la sua strada senza tentennamenti. Si preoccupa molto lei ma alla fine riesce a realizzare i suoi progetti. Poi, è una che conduce una vita molto divertente. Anche il nome l’ha consigliato lei. Vogliamo  presentarci nel settore come il gruppo “TWO NOIZZY”. Entrambi siamo chiassose.»



Q. Vorrei farti un ulteriore domanda da Keener. Puoi dirci un elemento che attrae particolarmente il tuo occhio o che continua a girarti in testa.
« Per me le persone che hanno un proprio stile ben definito sono molto speciali. È una caratteristica che stranamente mi mette in pace l’anima. Per esempio, vedere una persona che ama la natura e riesce a trasportare i colori e la calma di questa nel proprio feed di Instagram; questa è una persona che mi rilassa e mi fa sentire pace. O anche una persona che adora i disegni fatti da bambini e riesce a trasporre quest'atmosfera gioiosa e carina sul proprio feed, anche lì sento una calma pervadermi. Questo perché penso di non avere uno stile o una personalità così decisa. Poi, rifletto sul fatto che vorrei essere io più speciale piuttosto che concentrarmi sugli altri.»

Q. Allora come pensi di poter diventare speciale?
« Creare nuove opere e decorare i miei spazi e il mio stile.»

Q. Non è che sono cose che non stai facendo perché sei pigra?
« È vero. Nel momento in cui riuscirò a vincere questa pigrizia riuscirò a diventare speciale. Come ho già detto mi piace iniziare ma raramente porto a termine una cosa. Anche adesso ho comprato attrezzi per fare video ma non sto facendo niente a riguardo. Oltre alla felicità nel momento dell’acquisto non sto provando sentimenti in particolare.»

Q. Quindi, ho capito che vuoi fare molte cose. Se tu avessi la possibilità di fare tutto, cosa faresti?
«Ho fatto una domanda simile all’amica di cui ti dicevo prima, per il concept riguardante il nostro progetto comune. Lei mi ha risposto che correrebbe a mettere panna montata nell’ acqua di persone a dieta. Questa malvagità mi ha spiazzata del tutto. Poi lei ha aggiunto." Non lo so, non c’è niente da fare". Penso di provare la stessa sensazione. Se avessi la capacità di fare tutto, penso che alla fine non avrei voglia di fare niente .È proprio perché attualmente ci sono cose che non riesco a fare che posso sognare e avere la volontà di fare nuove opere.»

Q. Secondo me sei  cazzuta.
«No.»