UNA STORIA COMUNE N.2 <Seung Woo Lee>



Text Seo Young An





Q. Allora, presentati per favore.
︎︎︎ Ciao! Mi chiamo Lee Seung Woo, nato a settembre, segno Vergine e sono venuto in Italia nel 2012. Dopo aver fatto 3 anni di università, dal 2015 ho iniziato a lavorare come modellista per abiti maschili.





Q. Andiamo subito al dunque, 3 anni da studente, come li hai vissuti?
︎︎︎ Sono venuto a Milano il venerdì 13 luglio del 2012. I ricordi qua non possono che essere belli. Andare all'università e vivere di  soldi gentilmente offerti dai tuoi genitori, come fai a non essere felice? Nel biennio di specializzazione per abiti maschili in classe eravamo 15. 11 di loro erano coreani. Più in avanti i professori hanno iniziato a imparare pure qualche parola in coreano come “저기” o “여기” (significano rispettivamente lì e qui). All’epoca, questo fatto mi ha fatto abbastanza incazzare, perché mi dicevo “dove sono finito”. In Corea era il periodo del boom di abiti maschili classici e per questo motivo, molti si erano avventurati a studiare all’estero.








Q. Sono curiosa del momento di transizione dai 3 anni di studio ai quasi 6 anni di lavoro. E anche la velocità percepita del tempo trascorso di questi anni.
︎︎︎ All’inizio ero venuto a Milano semplicemente per imparare di più sul lavoro da modellista. Dopo la laurea, vedendo i miei amici in Corea fare fatica a trovare lavoro, ho iniziato a perdere fiducia anche io. Quindi ho tentato di aprirmi una strada qui in Italia, piuttosto che andare subito in Corea, dove c’era molta competizione e poche occasioni. Ho trovato lavoro attraverso l’istituto, e pian piano che ho iniziato a lavorare, sono trascorsi 5 anni. All’interno di questi 5 anni, dopo aver fatto 6 mesi di internship mi è venuta voglia di diventare lavoratore a tempo pieno… (l'avidità dell’uomo non conosce fine). Dopo essere diventato fisso ho scoperto che c’era un regime particolare nell’azienda, dove partivi dal livello 1 e continuavi a salire. Quindi ho continuato a lavorare con il divertimento di scalare i vari livelli. Nel frattempo, il tempo continuava a passare, venivano le ferie estive, mi godevo le ferie, ritornavo a lavorare e a fine anno continuavo a sperare nel poter passare al livello superiore. Ritornavano le ferie, lavoravo, poi di nuovo l’estate e qualche volta andavo in Corea. Di nuovo fine anno, cambiano i numeri del calendario, preparavo la stagione estiva e subito di nuovo le ferie. Trascorrendo la vita così il tempo è volato.









Q. Parlami dello sfondo della tua vita lavorativa, Lesa.
︎︎︎ Dopo essermi laureato a Milano, per lavoro mi sono trasferito in un paesino sperduto in aperta campagna detto Lesa. All’inizio ho avuto un sacco caga. L’istituto mi aveva presentato quest’azienda e superato i colloqui, quando mi hanno detto “Adesso tu andrai a Lesa”,  non avevo la più pallida idea di dove si trovasse. Mi avevano spiegato che era un paese che si affacciava sul Lago Maggiore, ma ai tempi per me l’unico Lago era quello di Como.









Lesa è veramente un paesino. Tutti gli abitanti si conoscono tra di loro e si salutano. Io sono l’unico coreano. In linea generale, in verità, non ci sono tanti abitanti. Prime impressioni? Direi lago, aria pulita. Ho iniziato qui la mia esperienza lavorativa italiana e per questo in estate ho iniziato anche ad andare sul kayak o giocare a tennis. Ma più continuo con queste attività, più mi dico che un luogo del genere non fa per me. Penso che sia perfetto per trascorrere gli ultimi anni… Ho anche paura del fatto che sto godendo troppo dei piaceri della vita adesso e che non potrei riposare più in avanti.

Quando mi hanno detto che l’azienda mi offriva una casa in cui vivere, mi sono detto, “Dai, in futuro tutto andrà per il meglio, quindi anche se adesso devo vivere in un buco di culo… Tutti questi dettagli saranno storie interessanti della mia vita!” L’appartamento offerto era molto migliore delle mie aspettative. Confortevole. Nei primi 2 anni andavo a lavorare, tornavo a casa leggevo o guardavo film, tutto qui. Per dirti, in quel periodo ho guardato in media 300 film all’anno. Non ho avuto nessuna idea di fare qualcosa fuori.



Q. Hai trascorso il tempo qui con l’idea di partire?
︎︎︎ In parte sì. I primi 2 anni l’Italia mi sembrava una fermata del bus. Ero della semplice idea che mi bastava salire sul bus che aspettavo, senza sentire la necessità di diventare amico con la persona che aspettava lo stesso bus affianco a me.




Q. E così per 6 anni hai aspettato il tuo bus.
︎︎︎ Stenta a venire questo pullman. In effetti dovrei risparmiare soldi e prendere un aereo, ma dato che rimango ad aspettare solo il bus… Da considerare anche i tanti scioperi.






Q. Non è una scelta facile la tua. La vita in un paese estero in sé ha le sue difficoltà ma tu, in aggiunta, vivi in un paesino. Penso che sia servito tanto coraggio.
︎︎︎ Già. Non è sempre facile. Ma le scelte per chi vuole fare abiti maschili sono limitate. La maggior parte vive non in una grande città come Milano ma in periferia. I designer perlopiù hanno uffici a Milano e fino ai modellisti per abiti femminili anche. Nel caso dei modellisti di abiti maschili, quasi tutti lavorano intorno alla periferia. Per i completi alcuni arrivano fino a Napoli.






Q. Però non sembri avere lamentele riguardo a tutto quello che stai rinunciando per il tuo sogno.
︎︎︎ Giusto. Dovunque sia, qualunque cosa stia facendo, mi basta creare i vestiti che voglio creare. Se hai fatto delle scelte, devi concentrarti su queste.




Q. E la vita di tutti i giorni, come la passi?
︎︎︎ Per un certo periodo, mi ero fissato sullo svegliarmi presto. Sveglia alle 5 e subito 30 minuti di jogging. Dalle 5:30 studio della lingua. Dalle 6 preparativi per andare a lavoro, un po’ di lettura e alle 6:40 fuori di casa. Durante il tragitto, finisco di ascoltare lezioni di inglese e dalle 8 alle 17 lavoro. Tornato a casa, ceno, leggo qualche libro, riempio i tempi di studio… Ho vissuto così per un mese, e sul tragitto verso l’ufficio, le lezioni di inglese pian piano sono state sostituite con la musica. “Come se avessi preso un proiettile” della cantante Baek Ji young… sentivo io il proiettile dentro di me… Scusa sono un po’ stanco, mi stan crollando le gambe, sto andando oltre. In questi giorni, mi sveglio fisso alle 6:30 e controllo i mercati azionari. Ho iniziato a studiare e fare qualche investimento per guadagnarmi la pagnotta. Ah, controllo costantemente anche i prezzi delle sneakers. Continuo a chiedermi se dovrei provare la raffle o no.




Q. Dai l’impressione che, oltre al tuo interesse professionale, riempi la tua vita con diverse attività.
︎︎︎ Vivo in un paese in cui c’è una vita dopo la giornata lavorativa. Avendo tanto tempo posso provare svariate cose. Il motivo principale per cui i miei compaesani che lavorano in Italia vorrebbero tornare in Corea è lo stipendio. È un argomento su cui anch’io rifletto molto. Guardando solo al lavoro, sono molto soddisfatto, ma le ricompense per il lavoro fatto non mi soddisfano altrettanto. In una situazione del genere, in modo naturale mi sono dedicato ad attività accessorie. Ho scritto un libro, qualche volta divento un buyer di lampade vintage, ho gestito anche un blog personale per molto tempo, dopo aver scoperto che attraverso la pubblicità avrei potuto ottenere un guadagno. Peccato che Google non mi abbia dato mai l’approvazione per la pubblicità. Subendo questa tirannia, secondo te, ti verrebbe voglia di scrivere? Scrivevo veramente di tutto. Da argomenti più professionali a temi più semplici più vicini ad un hobby. Una cosa è certa, ossia il fatto che vivere in Europa ti permette di accedere a più possibilità per queste attività extra.








Q. Adesso vorrei entrare più nello specifico. Cosa si prova a vivere come straniero per 9 anni? riguardo a lingua, cultura, rapporti ecc.
︎︎︎ 9 anni da straniero. Durante i primi 1-2 anni, non mi vergognavo del fatto di non sapere bene la lingua. Ma verso i 3-5 anni questo inizia a diventare imbarazzante.  Andando da qualche parte, non riesco a parlare. È il periodo in cui rispetto agli anni che si accumulano, la capacità linguistica non cresce allo stesso modo. Ho continuato a dirmi che dovevo studiare e ora sono passati 9 anni. Mi gira la testa. Sto per svenire. Dai, non voglio parlare di queste cose in realtà.

Comunque, devo continuare a vivere qui e facendo una sorta di auto giustificazione sento che sarebbe sufficiente parlare almeno come un bambino italiano di 8 anni. Sento di poter battere quel bambino. All’inizio cercavo di replicare al meglio il tono o l’accento ma adesso parlo senza problemi con la mia tipica pronuncia, che deriva dal fatto che sono coreano. Penso che per la lingua sia più importante il contenuto che voglio trasmettere, piuttosto che la struttura. Quindi mi impegno molto per trasmettere al meglio i miei contenuti. Da un certo punto di vista, è molto simile a Youtube. Anche se qualcuno compra attrezzi di alto livello e posta video in 4k, se questo non ha contenuti interessanti smetti di seguirlo. Al contrario, nonostante la qualità sia un po’ bassa o del video o della post produzione, ci sono dei video che continuo a guardare. Ho capito che è questa la via che deve prendere il mio lungo viaggio per la lingua. Piuttosto che la qualità video, i contenuti!

Stabilire rapporti con gli italiani è difficile. In passato avevo la speranza di mettere alla prova le mie doti linguistiche o imparare la cultura frequentando amici italiani e quindi mi sono impegnato per organizzare frequenti uscite. Ma tra di questi, ci sono state spesso persone senza educazione. Conoscenti che continuavano a dirmi qualcosa per la mia pronuncia o per il fatto di non saper parlare bene, una cosa che ai tempi in realtà era ovvia, visto che ero venuto da poco in Italia. All’epoca chiudevo gli occhi e cercavo di tollerare. Fino agli scherzi su questa cosa, non ho avuto problemi. Poi ho incontrato gente che criticava o cercava di mettermi in imbarazzo davanti agli altri. Persone così ti dico… Adesso nei momenti che mi capitano queste cose, anche se non parlo bene, dico la mia. “Perché ti rivolgi a me in questo modo? Non voglio parlare con te.” Prima volta difficile, ma ti ci abitui e diventa più facile dalla seconda.


Q. Grazie per la tua sincerità. Vuoi condividere qualche episodio in cui ti sentito triste o comunque in generale ti è rimasto impresso per il fatto di essere straniero?
︎︎︎ Ogni venerdì gioco a tennis. Settimana scorsa, finito il match si era fatto molto tardi. Buio assoluto. Le rispettive madri sono venuti a prendere Giacomo (17) e Davide (16), i compagni con cui gioco a tennis. Mia madre (58) non sarà venuta a prendermi (L’intervistato è circa 30enne) perché sono straniero, vero?






Q. Sulla carta ovviamente sei straniero, ma con il passare del tempo in generale e anche quello speso a lavoro, penso che avrai molte cose su cui riflettere. Sei in una posizione in cui è difficile essere un semplice straniero ma anche essere un completo immigrato. Come ti posizioneresti tu?
︎︎︎ Fino ad ora mi è sempre piaciuto essere considerato straniero. Ma puntando lo sguardo sul futuro, sono conscio del fatto che l’ambito di responsabilità diventerà via via molto più largo.



Q. Soprattutto, se desideri essere più ambizioso per la carriera, penso che ci sia il bisogno di un balzo in avanti, oltre la linea posta di fronte agli stranieri.
︎︎︎ Condivido. Come risultato di queste riflessioni, dall’inizio di quest’anno ho ripreso gli studi della lingua italiana. Questo perché ho visto che quando io cerco di comunicare attraverso i vestiti che creo, i miei supervisori comunicano con le parole. Sinceramente, anche io più in avanti vorrei lavorare con la bocca.



Q. Opinione personale, comunque penso che la lingua o altri elementi accessori non rappresentino un grande ostacolo per continuare la tua carriera.
︎︎︎ Perché sono bravo nel mio lavoro. E ho la mano veloce. Spero che i posti in cui vorrei lavorare mi riconoscano al più presto. È una lotta contro il tempo.








Q. Si vede che ami il tuo lavoro. Hai mai sentito per caso una sorta di peso nel dover mettere le tue radici più a fondo in questo paese, con il passare degli anni accumulati al lavoro?
︎︎︎ Non sento nessuna responsabilità verso la vita che sto vivendo. Il mondo è così, se c’è qualcosa che ottieni ci sarà qualcosa anche a cui rinunci. Io ho ottenuto la possibilità di vivere facendo ciò che più amo, e ritengo ovvio che non debba sentire ansia o paura verso le cose di cui non posso godere perché sono uno straniero. Non c’è nessuna grande montagna che devo per forza scalare per il mio futuro. Non penso che ci sia una condizione particolare per stanziarmi qui. Mi va bene anche la vita di adesso. Se proprio devo scegliere, direi il dubbio se comprare una auto per visitare ogni angolo dell’Italia.





Q. Sei molto libero. Che tipo di mentalità genera una vita così?
︎︎︎ Ho sempre voluto non caricarmi di troppi pesi. Credo nella direzione che ha preso il mio percorso. Posso andare da qualsiasi parte, una volta sicuro della mia direzione.













Q. Una mentalità all’apparenza semplicista ma allo stesso tempo percepisco un pensiero intoccabile. Si è soliti dire che la vita è un susseguirsi di scelte. Hai per caso una scaletta di parametri che conducono queste decisioni?
︎︎︎ Il lavoro. Il mio sogno. Il fatto di lavorare per creare i vestiti che tanto amo è sempre stato il primo parametro di giudizio per qualsiasi scelta. Molte decisioni le ho prese in ottica di questo sogno. Poi, ho incontrato la mia ragazza, e dovendo pianificare il futuro insieme e facendo queste scelte in due, adesso lei occupa il primo posto. Anzi, il primo posto è sempre la felicità. E felicità per me adesso è immaginare e concretizzare un futuro condiviso con la mia fidanzata. Mi piacciono questi concetti.


Q. Qual è la cosa più difficile nel vivere in Italia?
︎︎︎ Non poter vedere le persone che voglio nel momento in cui voglio. Ho fatto la stessa riflessione quando ero al servizio militare. Quest’ultimo però aveva almeno una data di fine precisa. Esperienza faticosa, ma con una fine ben segnata e quindi sono riuscito a resistere giorno per giorno. Per questo motivo anche vivendo qui cerco sempre di pensare alla fine. Non alla fine della mia vita da straniero in Italia, ma alla fine della vita stessa. Noi tutti passiamo i giorni come se vivessimo in eterno. Comunque, ogni volta che sento nostalgia cerco di ricordarmi del fatto che la mia vita ha una fine. La vita di una persona è un istante, ha un limite ed è molto corta… Scusa non so cosa sto dicendo. Sono molto stanco. Ero ad un passo dal mettere piede in un’altra dimensione. Ogni mattina penso alla mia morte… E l’ironia di ricevere conforto nel momento in cui penso a questa. Boh cose del genere. Sai di cosa parlo, vero?





Q. Pensare alla fine…concetto molto forte ma con molti spunti per essere confortati. Allora veramente l’ultima domanda! la tua definizione del concetto di lavoratore straniero.
︎︎︎Il nickname del mio blog è “lavoratore straniero 客(ideogramma che significa ospite, si legge Gaek). Vivendo in Italia da lavoratore straniero, sento tra me stesso di essere uno straniero. Non posso sentirmi a casa. Da un altro punto di vista, è una vita abbastanza faticosa, ma contiene anche la speranza di essere trattato come ospite qui. Perché di base ci sono delle regole dell’educazione verso gli ospiti. Ma gli amici del blog continuano a chiamarmi Jagaek (gioco di parole che significa assassino), e poi il nome è troppo vecchio stile e di recente ho fatto un restyling. Il nuovo nome è lavoratore straniero G(uest).